Pregiudizi psicologo Ilaria Agnelli

I pregiudizi nei confronti dello psicologo sono diffusi e diversi tra loro, di seguito in più frequenti.

Lo psicologo è per i matti

Ancora oggi purtroppo questa credenza è molto diffusa. Essa ci porta a considerare le persone che si rivolgono allo psicologo solo come persone gravemente malate, senza considerare che il dolore psicologico come quello fisico prevede diversi livelli di sofferenza. Oltre a coloro che soffrono di gravi disturbi mentali, infatti, si rivolgono ad uno psicologo anche persone che pur vivendo situazioni problematiche comuni e circoscritte ad alcuni momenti e periodi della propria vita, decidono di chiedere aiuto per ricevere indicazioni su come utilizzare al meglio le proprie risorse e le proprie energie e non sentirsi sovrastate dalle difficoltà che compaiono in queste circostanze o sentirsi sole nel doverle fronteggiare. Tra coloro che si rivolgono ad uno psicologo troviamo anche persone che pur stando bene sono interessate a conoscersi meglio, a diventare consapevoli dei propri limiti e delle proprie fragilità fortificandosi. “Chi conosce la propria debolezza”, infatti, “è realmente più forte di chi crede ciecamente alla propria forza.” (Reverdy, 1927).

 

Lo psicologo è per i deboli

Io non sono debole”, “ce la faccio da solo”, “non ho bisogno di chiedere aiuto”. Spesso è questo quello che ci diciamo quando qualcuno vedendoci in difficoltà ci suggerisce di consultare uno psicologo. Cercare soluzioni ai propri problemi in modo autonomo è sicuramente utile e sano, ma dinanzi a ripetuti tentativi infruttuosi lo è altrettanto chiedere aiuto. “Ci vuole un grande coraggio per dimostrarsi deboli.” (Wallace, 2006). Riconoscere le proprie difficoltà e i propri limiti, senza attribuirli agli altri ed affrontarli, è tutt’altro che segno di debolezza. Nonostante l’aiuto di uno psicologo, infatti, la responsabilità, il merito e il coraggio di affrontare il cambiamento possono essere attribuiti solamente a noi stessi, perché nessuno può affrontare la sofferenza psicologica al nostro posto.

 

Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente

Secondo il Codice Deontologico degli PsicologiNell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; […]”. Per tutela personale è necessario rivolgersi a professionisti regolarmente iscritti all’Ordine degli Psicologi, poiché questo garantisce che i suoi membri abbiano compiuto l’iter formativo ed esperienziale necessario per esercitare la professione di Psicologo nel rispetto del Codice Deontologico.

 

“Io sono fatto così”

Questa affermazione generalmente continua in modo implicito o esplicito con l’espressione “non posso cambiare”. Dietro a questa affermazione c’è la convinzione errata che poiché si è nati e cresciuti con un certo carattere, questo resterà immutabile per tutta la vita. Nella realtà, invece, ciascuno di noi è responsabile del proprio cambiamento in quanto il modo con cui reagiamo a determinati eventi dipende dal significato soggettivo che gli attribuiamo e pertanto modificando tali significati è possibile modificare anche le nostre reazioni/comportamenti. In alcune circostanze tale cambiamento può stentare a realizzarsi e in questo caso può essere utile consultare uno psicologo. Grazie al suo aiuto sarà possibile ridefinire i significati con cui  interpretiamo noi stessi gli altri e il mondo esterno e ciò renderà più probabile un cambiamento che si renderà evidente nella produzione di comportamenti più funzionali al proprio benessere e a quello delle persone con le quali si interagisce. Il cambiamento, infatti come dice Nelson Mandela “Sembra sempre impossibile fino a quando non viene fatto.”

 

“Nessuno può capire il mio dolore”

Questa espressione indica una convinzione errata che mantiene e alimenta il malessere in chi la pensa o pronuncia. Questo pregiudizio si presenta anche nella variante “Come potrà capirmi qualcuno che non ha vissuto il mio stesso problema?” In realtà lo psicologo attraverso l’esperienza della pratica clinica, la formazione continua e l’empatia (capacità di mettersi nei panni dell’altro) acquisisce e utilizza capacità e competenze adeguate e specifiche ad affrontare le situazioni che di volta in volta gli vengono presentate, sebbene non le abbia vissute direttamente in prima persona. Del resto “Bisogna che si sia in due per scoprire la verità: che vi sia uno che la esprima e un altro che la comprenda.” (Gibran, 1990).

 

È impossibile risolvere problemi concreti solo parlando

Il linguaggio non serve solo per descrivere la realtà, ma è il mezzo attraverso il quale essa viene costruita. Attraverso le parole è possibile costruire una realtà diversa, ovvero cambiare il modo in cui attribuiamo significato a noi stessi, agli altri e al resto del mondo e di conseguenza modificare i nostri atteggiamenti e comportamenti. Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è.” (Proust, 1923).

 

La psicoterapia “dura troppo”

La Psicoterapia è un trattamento ad opera di uno psicoterapeuta mediante il quale si interviene su disturbi psicologici di entità differente attraverso un numero di incontri maggiore rispetto a quello previsto da una Consulenza Psicologica. La Consulenza Psicologica, infatti, è una modalità di intervento ad opera di uno psicologo, non necessariamente uno psicoterapeuta, che prevede un numero limitato di incontri utili a definire la problematica psicologica e i possibili interventi per affrontarla. Asserire che la psicoterapia “dura troppo” è un’inesattezza, poiché a seconda della durata possiamo individuare sia psicoterapie brevi che durano pochi mesi, che psicoterapie lunghe che possono durare anni. La durata di una psicoterapia, pertanto, possiamo dire con più esattezza che varia a seconda del motivo per cui viene richiesta, dell’approccio del terapeuta e di quanto stabilito con lui nelle prime sedute, perciò, come dice un proverbio cinese, “Se si deve giocare, bisogna decidere tre cose in partenza: le regole del gioco, la posta in gioco, e la durata.”

 

Lo psicologo costa troppo

Questa affermazione è imprecisa, poiché non tiene conto della possibilità di accedere a diversi percorsi di cura che prevedono costi differenti. Nella realtà infatti è possibile affidarci sia a strutture e servizi del Sistema Sanitario Pubblico che a strutture private accreditate a prezzi moderati. Per quanto riguarda gli studi privati, invece, le tariffe possono essere più o meno costose a seconda del professionista, ma l’unico modo per scoprirlo è consultare direttamente lo specialista. Il costo emotivo del cambiamento, invece, rimane invariato sia nel pubblico che nel privato, ma nessun prezzo è troppo alto da pagare per il privilegio di conoscere e padroneggiare sé stessi.

 

Perché rivolgersi ad uno psicologo quando posso parlare con un amico?

Un conto è affrontare i problemi della vita quotidiana con il supporto e il sostegno di un amico, magari in un luogo accogliente davanti ad una buona pietanza o una buona bevanda, piuttosto che all’aria aperta o davanti ad un bel film per distrarsi e un’altra cosa è ripetersi o ripetere questa frase ad una persona che pensa tanto senza riuscire a fare altro, ad una persona che non riesce ad arrestare comportamenti fastidiosi, a volte bizzarri, per lui e per gli altri, ad una persona che è molto triste per gran parte della giornata o ad una persona che ha attacchi di panico; in tutti questi casi ci vuole qualcosa di più che un amico. Perché uno psicologo? Intanto perché non essendo coinvolto in dinamiche affettive con la persona che ha davanti, riesce ad essere più obiettivo e poi perché è possibile parlargli di tutto senza il timore di rischiare di modificare e/o complicare le situazioni quotidiane. Inoltre soprattutto perché lo psicologo possiede competenze e strumenti utili ad affrontare l’esplorazione, le difficoltà strutturate e il cambiamento, competenze e strumenti di cui difficilmente un amico dispone, almeno che non si pensi che in fondo “siamo tutti un po’ psicologi”.

 

Lo psicologo non mi è piaciuto, lasciamo perdere tanto sono tutti uguali

Un tentativo fallito spesso non ci fa riprovare. Può capitare di consultare uno psicologo e di non essere soddisfatti, questo può accadere con qualsiasi specialista, che sia un cardiologo, un ortopedico o un oculista. Tuttavia, mentre per un problema fisico si consulta un altro specialista fino a che non si è soddisfatti (nessuno di noi, infatti, si sognerebbe di tornare a casa con un problema al cuore, ad una gamba o agli occhi), per un problema psicologico, invece, molto spesso si fa un primo tentativo e se va male spesso si lascia perdere. È già stato difficile affrontare pensieri del tipo “ce la faccio da solo”, “chissà che mi dice”, “chissà che penseranno gli altri se lo vengono a sapere o mi vedono” e superare l’orgoglio, la vergogna e la paura di rivolgersi ad uno psicologo che “figurati se lo riaffronto un’altra volta” e cosi mi convinco che “posso aspettare”, che “non è tanto urgente, grave o doloroso”, ma intanto la qualità della vita è compromessa. La verità è che uno psicologo è come un paio di scarpe, non è detto che ti stia bene, che ti piaccia e che tu ti ci senta comodo, perciò non forzati a “tenerlo ai piedi”, sceglilo in base a ciò che ti sembra più adeguato a te, senza prendere l’abitudine di cambiarlo ogni volta che arriva una difficoltà, perché anche le scarpe più comode durante una salita possono fare male.

In questo articolo invece viene descritta la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra.

 

Bibliografia

  • Gibran, K., (1990). A cura di Farinelli, I.  Sabbia e schiuma. SE, Milano.
  • Proust, M., (1923). La prigioniera. (Alla ricerca del tempo perduto).
  • Reverdy, P., (1927). Il guanto di crine. Titolo originale: Le gant de crin.
  • Wallance, D. F., (2006). Infinite jest. Traduttore: Nesi, E., Villoresi, A., Giua, G. Enaudi.
  • https://www.opl.it/public/files/2445-Cartoline_Pregiudizio_2016.pdf
  • http://www.psy.it/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani
  • http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=168&area=salute%20mentale&menu=rete
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